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372 La Conquista di Roma


«Non lo dite, non lo dite,» egli mormorò.

«Non possiamo fare convertire la neve in fango, amico.»

Un silenzio regnò: egli era pallidissimo, come se dovesse morire. Ella aveva gli occhi pieni di lagrime: e lui guardava quelle pupille nuotanti, tremante di vedere scorrere quelle lagrime, commosso come se quella fosse l’ultima sua ora.

Ma non le disse quanto soffriva: non voleva, non sapeva lamentarsi: tutto quanto veniva da lei era bene, era dolcezza. Con quel profondo altruismo che danno i veri e forti amori, egli dimenticava tutta l’angoscia propria, guardando quei begli occhi lagrimosi, vedendo la piega dolorosa di quelle labbra. Il dolore di lei lo scoteva e lo esaltava; una grande, spasimante voluttà sentimentale lo trasportava.

«Eppure per me la vita è molto dura,» continuò lei, fievolmente, come se la emozione la accasciasse. «Io non ho figliuoli per riscaldarmi il cuore con l’amore materno: accanto a me, vi è un vecchio dall’anima gelida per me, avvampante di passione per un’altra cosa, per un’altra idea. Oh se sapeste, amico, che è questa solitudine, questo eterno silenzio!»