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l'attesa 215


non mi guarda. Vorrei dirgli quanto son disperato, poichè ella non verrà. Gli ultimi minuti; prima che il treno arrivi, io li vivo triplicatamente, giunto al culmine di ogni sensazione. Viene il treno, la campanella è stridula, le orecchie mi tintinnano. Il sole appare vittorioso all’orizzonte e il fumo bianco della macchina s’indora. Ella non vi è. Non mi avanzo, rimango immobile, morendo in piedi. Scendono contadini dalla terza classe; dei signori una vecchia, un bambino dalla seconda. Ella non vi è. D’un tratto, lontano, nella penultima carrozza di prima classe, allo sportello non fa che apparire e scomparire un volto smorto.

Mi trovo la forza di aprire la portiera. In una mano ghiacciata,