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242 falso in scrittura


biano permesso scrivermi quel che m’ha scritto. Ella m’ama, signor Cesare, e vuole essere amato da me — da me donna vincolata, malamente sì, ma vincolata. Quale idea ha ella della donna, della virtù, dell’onestà? E in quale pessimo ambiente femminile ha vissuto per creder pessime tutte le donne? E di sua madre, che fu sicuramente una santa donna, se ne ricorda? Mi perdoni la vivacità di queste parole. Fui offesa e se prendessi consiglio soltanto dalla dignità, non le risponderei neppure. Ma la bontà rende mite il mio cuore. Che io mi sappia, nel dolore così forte che lei mi descrive con tanta sincerità di parole, io non ho colpa. Le usai quelle oneste preferenze che si debbono a giovane intelligente e colto; m’intrattenni con lei in quei piacevoli e sereni discorsi che elevano o purificano l’anima, resa troppo volgare dalle materialità della vita; accolsi le manifestazioni della sua stima, le ricambiai con quelle della mia. Tutto era casto, tutto era candido fra noi — ed