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cuore di porcellana 121


protettore. Noi reggevamo il moccolo gaiamente, ma anch’essi lo reggevano a noi. Erano servizii scambievoli che ci rendevamo. La sera, erano coppie innamorate, sotto il portico, nel giardino, sul terrazzo.

Le penombre erano piene di pericoli e di amore; le mamme chiudevano gli occhi. A cena, alla grande cena, volti pallidi, e volti rossi, mani tremanti che non reggevano il bicchiere o disappetenza delle ragazze, appetito dei giovanotti. Tutto candidamente, onestamente, con fine di matrimonio, come sempre in provincia. Alfonsina non mangiava, il che faceva ringalluzzire Giovanni; ella si faceva trasparente; se le accendevano una candela alle spalle, sarebbe sembrata di porcellana. Una sera egli l’aveva incontrata fra due porte e l’aveva abbracciata baciandola ruvidamente sul collo; gli era quasi svenuta nelle braccia. Lui guardava orgogliosamente i propri polsi poderosi e schiattava dal ridere, dicendo: Se la stringo troppo, vedete che la spezzo. Que-