Pagina:Serao - Fantasia, Torino, Casanova, 1892.djvu/145


parte seconda 137


— Sentite — disse lei, con un abbandono audace, mettendogli la testa vicino alla faccia per fargli odorare i capelli.

Allora lui, abbarbagliato, affogato, afferrò Lucia per la vita e la baciò sul collo, rudemente, grossolanamente. Ella si sciolse, balzò in piedi, furiosa, viperea, fulminandolo. Non si scambiarono una parola. Egli guardava, sbalordito, confuso, lei che correva per la stanza, cercando il mantello, il cappello, i guanti, non trovandoli, fremendo di rabbia. Ogni tanto ella si passava la mano sul collo, come se le bruciasse. S’infilò il mantello, abbottonandolo frettolosamente; le mani tremanti non potevano annodare presto i nastri del cappello nero. L’abito bianco era scomparso: era tutta nera, ora, pallidissima, un cerchio bistrato sotto gli occhi: si faceva livida.

— Dove andate?

— Me ne vado.

— Sola?

— Sola.

— No. Piuttosto me ne vado io..

Le fece un saluto profondo e scomparve dentro la stanza da letto, chiudendo la porta.

Quando Caterina rientrò, tutt’ansante, trovò Lucia sola, sdraiata sul divano, tranquilla.

— Ho tardato troppo, forse? E Andrea?

— Non so. È di là, credo.

— Tu che facevi sola sola?

— Pregavo: sai, col rosario di lapislazzuli.

Caterina passò nella stanza da letto. Una forma