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— Buona sera, signorina Altimare, buona sera, Caterina. Ce ne andiamo? — disse brevemente, con voce dispettosa.

E aiutò sua moglie, che era lì tutta confusa, a mettersi la pelliccia. Poi, non potendone più:

— Perchè hai fatto quella cosa ridicola, Caterina? — scoppiò a dire. — Ma ti par bene farsi guardar dalla gente? farsi burlare?

Ella non rispondeva, gli occhi chinati, le mani nascoste nel manicotto.

— Tu, una donnina così ragionevole? Siamo dunque al medio evo? Perdio, esporsi al ridicolo così!

Caterina si mordeva le labbra, impallidiva, non potendo piangere, non trovando un filo di voce per rispondere. Lucia stava ad ascoltare, appoggiata allo stipite della porta.

— Dite del fazzoletto, signor... Andrea? — interruppe lei lentamente.

— Appunto, il fazzoletto. Bella celia coniugale!

— Sono io che l’ho buttato, signor Andrea... in un impeto di entusiasmo. Eravate molto e molto forte oggi: il primo campione del torneo.

Andrea restò senza parola, calmato d’un tratto, sorridendo vagamente. Caterina respirò tutta contenta.

Mentre Alberto Sanna, tornato, offriva il braccio a Caterina, Andrea aiutò Lucia a mettere il mantello. Questa, con la testa rivolta verso di lui, lo sguardo filtrante tra le palpebre, le nari frementi, appoggiò, per infilare le maniche, lievemente le spalle sul petto di lui: uno sfioramento impercettibile.