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Non si legge, non si legge — ecco il secreto tormento di coloro che invece d’imparare un utile mestiere, hanno avuto la felice ispirazione di volere scrivere. Il lettore è sparito dal mondo — oh legge sulla istruzione obbligatoria! Come faranno dunque tutti questi nuovi ingegni che hanno assolutamente la smania di comunicarci le loro idee? dove è il pubblico per tanti attori? Io moltiplico gli ammirativi e gl’interrogativi, ma la punteggiatura non è un rimedio, tutt’altro; la piaga rimane la medesima. E dire che del lettore si ha assoluto bisogno, lo si cerca, lo si vuole, lo si va cacciando — e lui duro, ostinato, incredulo, fugge, si nasconde, evita i colpi, para le botte e tira via. E così si vede quell’essere spesso innocente, forse involontariamente colpevole, che è uno scrittore letterario, salutare cortesemente la figlia del portinaio che trova leggendo un romanzo — è una lettrice futura remota; quell’altro bipede implume, grande fabbricatore di pettirossi e di carote che è il giornalista, proteggere modestamente lo speziale dell’angolo che dovrà leggere il suo articolo sulla tassa degli zuccheri — il professore sorridere all’alunno che ha comperato il suo libro — Sono tutte armi quel saluto, quella protezione, quel sorriso; si semina per raccogliere che se poi non si raccoglie nulla, incolpatene la cecità del pubblico poco disposto ad essere illuminato anche gratis.