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sacrilegio 133


ceva un senso di benessere fresco, un cullamento quasi inavvertito, tanto era lento.

Ma in certe sere in lei l’angoscia diventava impaziente e come lui taceva, quasi aspettando, lei trabalzava, nervosa, a dire, a dire, a dire. Prima cercava di moderarsi, di temperare la voce e di dominare l’impeto nervoso. Ma il suo carattere orgoglioso e la sua gioventù ribelle si spezzavano in quei ricordi così caldi, così vivaci. S’interrompeva, talvolta:

— Sentite, ho la febbre, come allora.

E metteva la sua mano su quella di Guido. Lui la tratteneva nella sua, molle-