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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/83


— Ecco lo due lire e settanta — disse la signora.

— Dagli cinque lire, Cecilia, e dagli da bere un bicchier di vino, a questo giovanotto, disse il capitano Gigli, con voce così tramutata che fece fremere sua moglie. — Egli ha portato una buona notizia, una buonissima notizia.

La signora diede il denaro, poi suonò il campanello per chiamar Grazietta; la serva condusse il fattorino a bere in cucina. Attaccato alle ginocchia del padre, il bimbo diceva:

— Papà, dammi il telegramma, il telegramma.

— Ora, ora — disse il padre dolcissimamente.

E siccome erano soli marito, moglie e figliuolo, il capitano Gigli si avanzò verso Cecilia, gravemente, le prese una mano e le disse, con lentezza:

— Cecilia, questo telegramma porta una grande notizia, una grandissima notizia: stamane Vittorio Emanuele è entrato a Venezia. Venezia è nostra, Venezia è italiana.

Tacque. Era un soldato: ma la pelle bruna che si era oscurata e indurita al sole e alle intemperie, era coperta da un mortale pallore e i fieri occhi che avevano contemplato allegramente i campi di battaglia, erano velati di lagrime. La moglie ammirando quel cuore, quel coraggio, quella nobilissima emozione, non gli diceva nulla, pallida anche essa.

— Venezia è italiana — disse, di nuovo, il capitano Gigli.