Apri il menu principale

Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/49


era magro e un po' debole di gambe, era felice di sdraiarsi su quei cuscini, che la madre stessa aveva imbottiti per renderli morbidi. Era felice di farsi portare in carrozza, per ore intiere, per tutta la vasta isola, socchiudendo gli occhi, sonnecchiando nel suo cappellino di feltro che gli dava caldo alle orecchie. La madre, gracile, dopo un certo tempo si stancava; ma il bimbo si svegliava subito, dal suo dormiveglia, e gridava:

— Spingi, mamma, spingi!

— Un momento, Mario — faceva ella, respirando profondamente.

E restava appoggiata con le mani alla barra di ferro, riposandosi; ma subito, con voce supplichevole, il bimbo ricominciava:

— Spingi, mamma, spingi, ti prego, ti prego.

Ella si rimetteva in cammino, coraggiosamente, senza sospirare. Non avrebbe mai osato mandare a passeggiare Mario solo, in carrozza, con Grazietta la serva; e andare in due ad accompagnarlo, non era possibile:

vi era bisogno di lavoro, in casa, e anche temeva vagamente di lasciar sola la casa. Così, quel giorno, come tanti altri, ella si fece trasportare giù per le scale, innanzi alla porta, la pesante carrozzetta dove il bimbo entrò con un salto allegro, dove si buttò a sedere con un senso di delizia. La madre si era messo il cappellino e i guanti: aveva buttata una copertina sulle ginocchia