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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/370


— È bellissimo, bellissimo — mormorò Giovannino meditabondo.

E malgrado le supplichevoli occhiate della sua fidanzata, egli chiese a donna Gabriella di prestargli quei libri, solo pel giorno seguente, che era domenica e non le servivano: ei voleva farvi sopra uno studio, vedeva delle cose nuove, lui, chissà che non potesse darle qualche miglior consiglio. Quando, uscendo, andò a stringere la mano della sua fidanzata, la trovò gelida.

— Che hai, Chiarina? — le chiese sottovoce.

— Soffro, mi fai soffrire — rispose ella quasi svenendo.

— Non far la sciocca, lasciami fare, vedrai.

Ma d'allora in poi, i loro dialoghi d'amore furono brevissimi. Tutta la serata, — Giovannino veniva adesso ogni sera, senza che gli si facesse nessuna osservazione dalla matrigna — era passata nel parlare dell'agenzia dei pegni, dell'interesse, della cartella, dello scatolino, per cui si pagava un altro diritto, insomma di tutto il negro corteo di negre parole che circonda questo strazio della povera gente. Giovannino ne parlava senza ribrezzo, con disinvoltura: aveva capito subito tutto, si faceva esperto, dava dei consigli pratici; donna Gabriella lo guardava con l'occhio intenerito. E, nascostamente, un giorno, Giovannino verso le dieci si recò all'agenzia, dove troneggiava donna Gabriella, e vi restò sino alle dodici. Finì