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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/366


— Ma dopo, almeno dopo, promettimi ancora, che dopo ce ne andremo, che non vivremo della sua elemosina — lo scongiurò lei.

— Non dire queste parole cattive ed esagerate; sei un po' stravagante, tu. Quando non ci sono denari, bisogna esser ragionevoli. Ti prometto quello che vuoi, sta' tranquilla.

Si lasciarono turbati. Donna Gabriella stava in piedi, nella stanza da pranzo, come se aspettasse con impazienza il ritorno della nipote.

— Hai tardato — disse soltanto, con un lieve aggrottare di ciglia.

— Scusate, scusate — disse l'altra, scoppiando in lagrime.

E quelle lagrime le rimasero in cuore, malgrado lo sfogo materiale. Non si poteva acconciare all'idea di dover vivere in casa della matrigna, mangiando il pane che ella le dava per carità; che tante volte le aveva rinfacciato di darle per carità: non poteva sopportare questa idea, per sè, per Giovannino, per la fierezza della loro nuova famiglia. E intanto, dovunque andava, sentiva dir bene della bontà di donna Gabriella, una santa donna, che dopo aver dato alla figliastra un corredo da principessa, ora le preparava un appartamento bellissimo cedendole nientemeno che il suo salotto di broccato giallo—oro. Sì: ma Chiarina non sapeva consolarsene. Tanto che ogni sera, con una certa ansietà domandava a Giovannino