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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/276


Paolo Collemagno. No, no, ella non amava, non voleva amare, ma era risuscitata ai dolorosi doveri della sua esistenza, di nuovo le responsabilità della vita le pesavano, gravi, imponenti.

— Andiamo — disse.

Quando salì in carrozza, fuori, tutto il cielo di febbraio aveva una delicata tinta azzurrina, quella che si diffonde dopo i lunghi temporali. Un umidore regnava ancora nella via e nell'aria, un umidore dolce, dagli odori sottili. Pure, per nascondere la sua agitazione, ella aveva fatto prendere una carrozza chiusa, un coupé e malgrado la lieve umidità dei cristalli, molti, dalla strada, si voltavano a guardare questo pallido, esangue volto di donna bionda che nel vestito nero scintillante e dietro la sottilissima veletta nera aveva un aspetto strano. Ella avrebbe voluto che la carrozza corresse, tanta era adesso la sua esaltazione: ma non era possibile: la strada era sdrucciolevole per il fango che si era formato e tutta in salita. Il coupé, ascendeva lentamente per Toledo, la strada tutta tappezzata di cartelloni rossi, gialli, verdi, tutti cartelloni di nuove e vecchie banche, dove si offriva il ventiquattro, il venticinque, financo il ventotto per cento, al mese; ma Eleonora Triggiano guardava tutto questo, senza vedere, fissandovi sopra gli occhi imbambolati. Ella, ogni tanto, affacciava la smorta faccia dietro i cristalli, come mossa da un impulso interiore, come se non