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quel colloquio in cui tutti i suoi dolori avrebbero ripreso le loro acuzie, in cui tutti i pericoli della sua vita le sarebbero sorti innanzi, implacabili, spaventosi e attraenti, per la pietà. Temeva quel colloquio. Vi avrebbe inteso cose terribili, certo: e avrebbe dovuto rivivere, avere una volontà, andare contro la sventura. E anzi tutto avrebbe dovuto rivedere Paolo Collemagno, il bel volto onesto e fedele: avrebbe dovuto sentire quella voce che le andava al cuore, commossa, e che la facea fremere di pietà, di tenerezza. Aveva chiesto tanto al Signore di seppellirla sempre più in quell’oblio di ogni cosa, in quell’atonia, aveva domandato di non pensare, di non sapere, di non vivere che in continua dormiveglia: ed ecco una voce la traeva dal suo sepolcro, una forte voce le ingiungeva di alzarsi e di camminare. Oh avesse piovuto tutto il giorno, si fosse inabissato il mondo sotto la pioggia, per evitare la sua dolorosa risurrezione! Che volevano da lei, gli egoisti? Perchè la risvegliavano Perchè la volevano buttare un’altra volta nella lotta, essa poveretta, senza forza, senza coraggio? Che cosa chiedevano al suo cuore martoriato? E mentre il rumore della pioggia decresceva, decresceva sulle vetriate e nella via, il suo cuore rinasceva ai dubbii, ai contrasti, ai tormenti di una esistenza combattuta. Ella andava e veniva, nella sua stanza, già soffocando nella sua monacale vestaglia di lana marrone, poichè dietro la