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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/27


carabinieri e dei barcaiuoli del carcere. Ogni barca che attraversa il bel mare, barca di diporto rossa, per le cupole fiammanti degli ombrellini muliebri, o rude barca di lavoro, è piena di voci gioconde, di donne, di fanciulli, di pescatori; solo questa, cupa, taceva, portando con sè il condannato e la sua scorta, muta, tetra, portante via al castigo una tragedia umana.

— Eccoci — disse come fra sè, il condannato.

La barca aveva urtato contro il piccolo approdo di pietra dell'isola: i barcaiuoli la tenevano ferma, tenendola stretta a un forte piuolo dell'approdo. La scorta scese, sempre nell'ordine come era salita, tenendo fra sè il condannato.

— Fra poco — disse l'appuntato al primo barcaiuolo.

— Va bene.

E la salita all'isola cominciò, sopra la larga via saliente fra gli alberi, un gran viale ombroso, pieno del canto degli uccellini al tramonto. Mentre giù, all'approdo, già imbruniva, come salivano in su, in su, continuamente, trovavano ancora la luce delle sfere superiori. Il condannato levava il capo come se tutte quelle voci della natura lo inebbriassero. La via era lunga ma saliva senza sforzo all'alta sede dell'isola, saliva con dolce ascensione, come il largo viale di un parco, come se conducesse a un castello, sede del lusso e dei piaceri. Solo, ogni tanto, fra i boschetti d'alberi e le siepi