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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/233


— Io sono venuta da voi, — riprese la beghina, indicando che veniva al fatto, — perchè il marito vostro don Carlo, è tutta cosa del signor Costa, quel gran banchiere, quel benefattore di Napoli; il signor Carlo può fare assai, per mammà e per me. Lo volete pregar voi che siete la moglie?

— Donna Concettina, voi non mi avete detto che cosa desiderate dal banchiere Costa. Mio marito, sì… credo che lo conosca...

— Altro che lo conosce, è collettore...

— Come sarebbe?

— Collettore.

La signora Eleonora ebbe come un colpo al cuore, da questa parola misteriosa. Non disse nulla. La beghina aveva immersa la mano nella borsa, dove era ricamato in tappezzeria il gallo e cercava nel fondo. La signora Eleonora credè di vederne uscire la supplica con cui donna Concettina, anche a nome di sua madre, cercasse un piccolo sussidio al grande banchiere Costa. Ma non ne uscì una carta piegata di lungo, come è l'abitudine di scrivere le suppliche a Napoli; ne uscì, invece, un portafogliaccio di cartapecora gialla, proprio gialla, qua e là scuoiato e tenuto stretto da uno spago.

La beghina lo teneva preziosamente nella mani, toccandolo come se fosse un oggetto sacro, e deponendolo sulle ginocchia, dopo aver posato la borsa a terra, che si afflosciò come un cencio molle, aprì il portafogliaccio.