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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/231


— Voi mi dovete fare una carità, — mormorò donna Concettina.

— Volontieri, per quanto posso, — rispose la signora Eleonora, che non era molto ricca, ma aveva il cuore ai poverelli.

— Io so che voi siete un buono spirito, una santa persona e ho pensato che non mi avreste detto di no. Sarà proprio una grazia particolare.

— Dite, dite, — ribattè pazientemente la bionda signora non volendo dimostrare la sua noia per tanti preliminari.

— Dovete sapere che io e mia madre siamo così povere, così povere, che se non avessimo quell'arte di rammendare le calze di seta e i merletti antichi, proprio non sapremmo come vivere. Ah signora mia, com'è duro, com'è difficile vivere onestamente — soggiunse con un sospiro, come se uscisse da lotte terribili, dove la sua virtù era per naufragare.

— È vero, è assai difficile — osservò la signora Eleonora, con un profondo sospiro.

— Chi non ha i suoi tormenti? — riprese la beghina, gittando uno sguardo scrutatore sul bel volto di Eleonora. — La vita è una milizia. Chi combatte molto, chi poco, ma tutti combattono. Mia madre ed io siamo state in una continua guerra. Ora solamente, pare che ci sia un filo di speranza.

— In che modo? — chiese distrattamente la signora