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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/217


permesso, come ad amico, come al più umile, al più sconosciuto dei vostri amici, d'interessarmi a voi onestamente, candidamente. Non mi levate anche questo, sarebbe una ingiustificata crudeltà.

— Scusate, — ella disse ravveduta, — ma sono realmente così infelice, così abbandonata, così solitaria, che oramai tutti i soccorsi umani mi danno sospetto e mi offendono. Mi pare che tutto, che tutti vogliano aumentare i miei tormenti, coloro che mi odiano, coloro che mi abbandonano e coloro che mi amano. Sono ingiusta, lo so. Credo che non avrò più nessuno, fra poco.

— Per lasciarvi, dovrei morire, — ribattè lui, fermamente.

— Non parlate di morto, — fece ella, come spaventata.

— Perchè avete pianto? — domandò lui, di nuovo, ostinato.

— Ero andata in chiesa, — disse lei, — e ho pregato molto, molto. La preghiera è una cosa straziante e dolce, nel medesimo tempo. Mai sentiamo tanto il peso dei nostri mali, come quando preghiamo il Signore di darci la liberazione, la liberazione anche con la morte. Ciò mi ha fatto piangere, lo scavare nelle ceneri del mio cuore ma ciò mi ha anche molto consolata.

— Egli vi ha maltrattata, di nuovo? — diss'egli, andando al fatto, rozzamente.