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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/170


in quella solitudine, il venditore di rose cantò la sua malinconica canzone, levando il capo alle finestre, tenendo le rose in due ceste, ai suoi piedi, dicendo quanto erano belle le rose; ma nessuno avendo risposto all'invito, quietamente egli aveva rialzato il suo carico, e se ne era andato pel vicolo di Donnalbina, dondolandosi un poco.

Nel palazzo Jaquinangelo, alle cinque, vi era un gran silenzio. Il viavai di Mariangela, la cameriera della marchesa di Casamarte, ora stato fittissimo, nella mattinata: ella richiudeva pian piano la porta, come se non avesse voluto farsi sentire e scappava per le scale, come una freccia, scantonando ora da una parte ora da un'altra, col cappello messo di traverso sulla testa, con una ciera di mistero e di affaccendamento. Poi, verso le due, dalla porta socchiusa sulle scale, era venuto un gran rumore di voci femminili e maschili, che litigavano: e improvvisamente, da una mano irata la porta era stata chiusa con violenza, forse per non far sentire più le voci: e difatti era susseguito un silenzio sepolcrale, mai più turbato, al primo piano del palazzo Jaquinangelo. Al secondo, dove abitava il giudice Scognamiglio, affittando la metà del suo appartamento a un'agenzia di commissioni, che non faceva mai nessun affare, non si era udito, come non si udiva mai, nessun rumore.

Le ragazze Scognamiglio erano così vergognose della inutile vita di lavoro che facevano, della profonda