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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/169


tro, ma con tanta voluttà, che pareva uno struggimento di mestizia e di passione soddisfatta. Ma nessuno apparve alle finestre, le cui gelosie erano ancora sbarrate contro il sole, o di cui erano solamente chiusi gli scuretti: nessuno apparve sulle porte dello botteghe socchiuse contro il caldo estivo. Al portone dei Jaquinangelo mancava Rosa, la portinaia, e sulla sedia ove era solita sedere pacificamente, accanto a una calzetta di cotone azzurro, incominciata da poco, dormiva un piccolo gatto bigio. Anche il portone dei Ricciardi era deserto: e mancava finanche la sedia dove Gelsomina, la creatura bella dagli occhioni bigi e dai capelli biondi, faceva la guardia, lavorando alacremente alle sue stelle di cotone bianco, per le coperte delle giovani spose. Un sol minuto, Federico, il giovane del parrucchiere Rigillo, era comparso sulla soglia della bottega: e aveva spruzzato lungamente l'acqua di una catinella, innanzi alla soglia, per innaffiare l'arido selciato. Alle quattro e mezzo, zì Domenico lo sciancato aveva rassettate le sue spazzole e il suo lustro dentro la cassetta da lustrare, l'aveva alzata penosamente, mettendosela a tracolla, e lentamente, come glielo permettevano le sue gambe ricurve di sciancato, si era avviato su, per Banchi Nuovi e per San Giovanni Maggiore. Così la piazza era restata completamente deserta, nel pomeriggio di maggio. Per tre volte, in quel silenzio,