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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/155


— Che cosa bella! — esclamarono le due interlocutrici.

— Non piange anima di portare questa roba al Monte di Pietà? E che, è questo soltanto? Non sarebbe niente. Abbiamo impegnato i solitarii della nonna principessa, la collana di perle che ci ha regalato al matrimonio la zia Clotilde, che poi si fece monaca a Donnalbina, abbiamo impegnato tre braccialetti. Per fortuna che ora è estate e tutte queste cose non si portano. Ma ci vorranno migliaia per ispegnare tutto, quest'inverno — Croce per tutti — mormorò Tommasina, — facendo per andarsene.

— Ci vorrebbe un terno — disse Gelsomina, sogguardando nella via, se compariva don Giovanni Caccioppolli, o se il giovane di Rigillo apparisse sulla porta della bottega.

— E chi te li dà, i numeri? — esclamò Mariangela.

Io sto giuocando sei e ventidue da otto anni; tutti lo aspettano questo ambo. Ne dovrà pagare centinaia il governo, quando esce.

— Io tengo sessantaquattro per estratto — disse Gelsomina, sferruzzando sempre alacremente con l'uncinetto — ma ci vogliono troppi denari, per prender qualche cosa, con un estratto.

— Il terno mio è: tre, quarantadue, ottantaquattro — disse Tommasina, andandosene.

E scantonò per la via dei Banchi Nuovi: subito Gelsomina lasciò Mariangela, poichè al cantuccio