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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/152


A questo punto il venditore levò il capo, Concettella saltò in piedi e donna Luisa Jaquinangelo tese il mento di capra, come quando udiva una cosa interessantissima.

— Te li ha dati un monaco? — chiese a Tommasina — Sarà stato il confessore — osservò Concettella — Le belle ragazze trovan sempre chi dà loro i numeri — disse il venditore ridendo.

— Che ve ne importa? o monaco, o confessore, chi vuoi prendere alla bonafficiata oggi, dove giuocare tre, quaranta e ottantaquattro: numeri certi, e il governo crepa!

— Come si giuocano? — domandò donna Luisa.

— A piacere, signora mia, ma non servono per voi: servono per chi gli manca il soldo come a noi. Me lo dai, questo chilo di pomidoro?

— Te lo do; ma se non esce niente, domani vengo a prendere i due soldi.

— Domani, andiamo tutti in carrozza — disse un po' ridendo, un po' malinconicamente Tommasina, sorvegliando il peso del chilo.

Il venditore se ne scendeva, con la canestra sul capo, pesantemente.

— Senti, Tommasina — disse donna Luisa Jaquinangelo — questi sono sei soldi, per farti una minestra di borraggine... Ma no meglio che non te li dia, tu puoi farne altro uso, vieni alle tre, oggi, e Concettella ti farà trovare la tua minestra,