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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/120


— Avanti.

Entrò Grazietta e silenziosamente consegnò al padrone un foglio bianco. Egli lo aprì e vi lesse scritto a lapis, da una calligrafia convulsa:

— Ricordati la promessa.

Era la moglie che scriveva, senz'altro. E nella mente confusa del capitano Gigli non ritornava questo ricordo. Guardò Grazietta, trasognato, come se le volesse domandare. Ella aprì le braccia, con atto d'ignoranza.

« Ricordati la promessa ».

Così aveva scritto la madre dal letto di morte del figlio. Che poteva desiderare, chiedere la madre disperata? A un tratto, fra la faraggine dei cupi pensieri, nella mente del padre balenò il ricordo. E non potendo resistere, disse a Grazietta — Dille che vengo, vengo da lei.

Difatti dopo pochi momenti egli attraversò il piccolo appartamento, dalle porte spalancate, ma silenzioso. Arrivò alla porta della stanzetta dove era il bimbo: ne usciva un debole odore di erba e di fiori, ne usciva un fioco chiarore di cerei. E il soldato dell'indipendenza, quello che aveva visto la morte sui campi di battaglia e negli ospedali senza tremare, non osò entrare nella stanzetta del fanciullo. Aspettò un poco, poi chiamò:

— Cecilia'?

Lentamente, nel suo vestito nero di lana, con le mani abbandonate lungo la persona, la madre comparve. Un pallor livido le copriva le guance e