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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/117


ma l'ardore, il bruciore, ricominciava, la smania di quel gracile corpo era invincibile. Il dottore era andato via pensoso, come sempre, ma non turbato.

Nella serata, mentre Cecilia era seduta accanto al letto e il capitano appoggiato alla spalliera, il ragazzo cominciò a chetarsi un poco.

— Come ti senti? — domandò il padre.

— Meglio — disse il bimbo, con la sua piccola voce.

Dopo un silenzio, egli schiuse gli occhi e guardando il padre e la madre, domandò loro:

— Voi mi volete bene?

Ambedue ebbero una scossa, per questa domanda; e si guardarono in volto muti.

— Mi volete bene? Mi dovete voler bene, papà e mammà — disse lui, richiudendo gli occhi.

— Figlio mio, figlio mio — disse la madre frenando appena le lagrime.

— Tanto bene, tanto bene — mormorò il padre, che soffocava anche lui.

Ma il principio della notte fu migliore; il bimbo era pallido, accasciato, ma non smaniava, non si sentiva soffocare, come durante la giornata. Anzi, ogni tanto, si addormentava quetamente, con la testa abbandonata sul cuscino e le braccia distese lungo il corpo. Si risvegliava, ma senza inquietudini, guardava attorno tacitamente.

— Non sta tanto male, mi pare — disse il marito alla moglie sul tardi.