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Pagina:Serao - All'erta, sentinella!, Milano, Galli, 1896.djvu/101


Egli dormiva per un'ora abbastanza tranquillo, con la madre che contava i minuti di quel sonno riparatore, beandosi che durasse a lungo, parendole quasi che un quarto d'ora, una mezz'ora di più fosse l'indizio di una guarigione. A un tratto, placidamente il bimbo riapriva gli occhi e la manina cosparsa di sudore, cercava il volto della madre:

— Eccomi, figlio, eccomi. Come ti senti?

— Bene — rispondeva quello invariabilmente, sorridendo un poco.

Poi tacevano. La madre asciugava con un fazzolettino di battista la fronte madida del bimbo, gli asciugava, le manine, carezzandole, baciandole lievemente. La piccola mano restava nella mano della madre, a lungo, e un silenzio profondo era nella stanza.

— Raccontami una storia, mamma, — diceva il bimbo, fiocamente.

E pian piano, chinandosi sul lettuccio, la mamma gli raccontava una fiaba, cambiando sempre, inventandone talvolta nella sua accesa fantasia di madre inquieta, trovando delle bizzarre combinazioni di reucci e di vecchie fate, di reginelle e di fate, che gli facevano spalancare gli occhi, al piccolo ammalato, e lo divertivano immensamente. Talvolta, mentre la madre raccontava la fiaba al suo figliuolo, arrivava il padre. Entrava chetamente e si veniva ad appoggiare alla spalliera del letto,