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58 vade retro, satana

e morì. Bisogna, in una parola, che il sacerdote ignori, anche per sè, a qualunque costo, sempre, ciò che ha udito nel confessionario. Messo bene in sodo questo punto essenziale, e ringraziato con caldissima effusione il Cristo dell’inginocchiatoio, il curato si pose a letto, dove trovò, dopo tante tempeste, un sonno lungo e placido.

Menico dovette scuotere più volte il corpo delicato del prete prima che questi riescisse a destarsi bene.

Buon pro le faccia, signor curato, — disse il vecchio bisbetico. — È ora di alzarsi. Non sente che suonano per la messa?

— Vengo, vengo, buon Menico. — E in venti minuti era già parato in sagrestia, e ripeteva, beato, il Veni Creator. Entrò in chiesa come se entrasse in Paradiso; aveva gli occhi esultanti; il suo incesso non era mai stato così maestoso; la sua persona non era mai stata così superba; sembrava ch’egli, raggiando, salisse i gradini del trono di Dio. Introibo ad altare... Introibo ad altare... e Menico, che doveva risponder messa, non capitava. Finalmente entrò dalla porticina della sagrestia, recando sul piccolo vassoio le due ampolle di vetro, e s’affrettò verso l’altare. Ma, mentre passava, un’ombra vestita di nero, col velo che le copriva la faccia, s’alzò, e come se volesse precipitosamente uscire di chiesa, diede di cozzo al vecchietto piccolo, sicchè vassoio e ampolle andarono per terra. Si sentì un