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meno di un giorno 205

— Oggi ti ripugna il pensiero, lo vedo: ma non credi il fatto assolutamente impossibile.

— Sì, lo credo impossibile.

— E se lo credi impossibile, perchè non giuri? —

M’ero allontanato un poco da Matilde; mi asciugavo con la mano il sudore dalla fronte; avevo sulle labbra un’amarezza che voleva schizzar fuori.

Matilde mi si avvinghiò stretta stretta, gridando:

— Sì giuro, giuro sulla mia vita.

— Sulla mia, giuralo.

— Sì.

— Dillo.

— Sì, sulla tua vita lo giuro. —

Il mio spirito, confuso, pentito, vergognoso, tornò in meno di un quarto d’ora beato d’una beatitudine tutta fuoco e tutta fiamme.


Matilde si sentiva stanca. Tornando all’albergo s’appoggiò forte al mio braccio.

La camera grande, bassa, fredda, era quasi vuota. Il letto alto, con una coperta rossa scarlatta, il cassettone ornato di due mazzi di fiori artificiali sotto le polverose campane di vetro, qualche seggiola impagliata, una tavola su cui stava confusamente la nostra roba: ecco tutto. Guardai se gli scuretti delle finestre erano chiusi, ed origliai agli usci laterali per sentire se le camere vicine fossero abitate. Tutto taceva.