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IL TIPOGRAFO.


I componimenti, che veggono la luce per Nozze per Monache per Sacerdoti novelli per Lauree per Predicatori per Feste, e per somiglianti giornalieri avvenimenti, pare che più di qualunque altra tipografica produzione siano soggetti a comparire macchiati di errori. Ognuno ne incolpa l’avarizia de’ stampatori, la negligenza de’ correttori: ma siamo giusti, e contiamo per qualche cosa la fretta straordinariamente importuna colla quale si dee lavorare, e la certezza, in cui è chi lavora, che quelle stampe saranno accolte da chi le riceve in dono, con tanta indifferenza, quanta si è quella di chi le dona, e che la miglior sorte che a que’ poveri fogli possa toccare, sarà di stringere diligentemente la notte alcuna ciocca de’ capelli di qualche bella, onde paia che gli abbia ricciuti a dispetto della natura. E perchè il mio schietto parlare non sia tacciato di malignità, posso assicurare di aver ciò appreso poche sere addietro da una gentile signora, la quale, appunto per questo motivo è divenuta premurosa raccoglitrice di sì fatte carte. Ora se voglia togliersi questo qualunque abuso de’ stampatori, tolgasi quello di pubblicare frivole cose in tali occasioni, e si adotti più generalmente il costume lodevole, che non manca di ottimi esempi, ed anche in questi casi scelgansi libri di pubblica utilità, e quelli si stampino. Se l’usanza che io raccomando si farà universale, il pubblico incomincierà a prender parte volentieri in tali avvenimenti, i tipografi, che vi guadagneranno, se non altro, riputazione, raddoppieranno le loro cure, ed in ogni evento non avranno ad arrossire di emendare le loro edizioni, aggiungendo una sola carta, come io faccio al presente libro.