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Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/89


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gli. Finalmente egli non è più in sua libertà, ha promesso: e men vergognosa cosa è l’esser creditore, che venir mancando della buona speranza. Per pagar quel che altrui si deve, a un mercante bisogna prospera navigazione, a un agricoltore la fertilità della terra, che coltiva, et il favor de’ cieli: ma costui può con la sola volontà satisfare a quel che deve. Negli costumi la Fortuna non ha possanza. Questi dispongagli per modo, che il tranquillo animo suo venga a quella perfezione, che suol essere d’un animo perfetto, che non sente passione alcuna per dare, o per torre che gli si faccia, ma sempre sia nel medesimo abito, ovunque le cose cadino. Al quale o che si aggiunghino questi beni del volgo sopra le cose sue, o che parte di questi, o anco tutti dal caso gli sian tolti, non si diminuisce punto della sua grandezza. Se tra’ Parti fusse nato, subito da putto comincierebbe a tirar l’arco: se nella Germania, incontanente negli teneri anni vibrerebbe l’asta: se fusse stato al tempo de’ nostri avi, in un subito averebbe imparato di cavalcare, e di ferir l’inimico. Queste cose a ciascheduno detta e comanda la disciplina della sua gente. Or che dunque si farà? Convien che costui con tutto l’animo pensi quello, che contra ogni sorte di armi, e contra ogni sorte d’inimici è saldissimo scudo, e questo è il disprezzar la morte: la quale che non abbia in se un non so che di spavento tale, che offenda anco gli animi nostri formati dalla natura affezionati di lor medesimi, non vi è chi dubiti; nè sarebbe necessario che noi ci accomodassimo,