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Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/79


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mente sostener con pazienza i disagi della malattia. Credilo: havvi luogo alla virtù anche nel letto. Non sono già l’armi indossate, le truppe poste in ordine di battaglia che dieno contrassegni sicuri d’animo intrepido, e che non si lascia sopraffar dal terrore: anche le stesse vesti dànno indizio del coraggio d’un uomo. Hai materia da esercitarti; combatti valorosamente contra il malore: se nulla giungerà a farti piegare a debolezza per forza, se nulla arriverà ad ottenere da te una qualche cosa per insistenza, porgerai un esempio il più luminoso di virtù. Qual soggetto di gloria non sarebbe per noi, se fossimo veduti ammalati con queste disposizioni! Ebbene: tu stesso sii spettacolo a te stesso, e sii lodatore di te medesimo. Oltra di questo ci sono due specie di piaceri: la malattia ci sospende i piaceri del corpo, non però ce li toglie per sempre; anzi, se vogliamo stare alla verità, piuttosto ce li eccita. Uno che ha sete, bee con più piacere: e il cibo riesce più saporito a chi ha più fame. Si gusta con maggior avidità ciò, che dato ci viene dopo una lunga astinenza. Ma quegli altri piaceri di spirito, i quali sono e più grandi e più sicuri, nessun medico li niega ad un ammalato. Chiunque corre dietro a questi, e ne conosce il pregio, disprezza tutti gli allettamenti de’ sensi. Oh l’infelice ammalato! e perchè? Perchè non istempra la neve nel vino: perchè il freddo di quella bevanda, che meschiò colla neve in amplo bicchiere, non lo accresce di più col farvi in esso disciogliere anco il ghiaccio: perchè non gli vengono aperte, durante la stessa mensa, l’ostriche del lago Lucrino: perchè al tempo dell’imbandigione del