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Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/76

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non menta di se medesimo? Oltra di questo è dolce cosa il raccontare le cose, che sono state acerbe; perchè è cosa naturale l’allegrarsi del fine del suo male. Si devono dunque stirpar due cose, il timor del futuro, e la memoria del passato danno, perchè questo non mi tocca più, e quello non mi tocca ancora. E colui, ch’è posto negli travagli, dica:

     Forse verrà ancor tempo,
     Che di ciò ricordarmi fia piacere.

Combatta contr’il dolore, in ch’egli è, con tutto l’animo; perchè, cedendogli, resterà vinto, e vincerà, mostrandogli la faccia. Ma ora la maggior parte degli uomini si tira addosso la ruina, alla quale dovrebbono opponersi. Quel che ti preme, che ti soprastà, e che ti spinge, se comincierai a cercar di schivarlo, ti seguirà, e più gravemente ti verrà addosso; e se gli resisterai, e vorrai far sforzo a difenderti da lui, si ributterà indietro. Gli Atleti quante percosse ricevono e col volto, e con tutto il corpo? E non dimeno sopportano ogni tormento, per il desiderio d’acquistarsi gloria. E non patiscono queste cose solo nel combattere, ma anco prima per poter combattere l’esercizio che fanno è per se stesso un tormento. Così noi ancora dovemo vincere ogni cosa. Il premio della qual vittoria non è corona, nè palma, nè tromba che tosto ponga silenzio al nostro nome; ma la virtù, e la fermezza dell’animo, e la pace acquistata per sempre, se una volta in qualche abbattimento si vincerà la fortuna. Io sento un gran dolore,