Apri il menu principale

Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/7


blioteca. Rifiniti non che stanchi i buoni Poeti di comporre in simili occasioni appunto per la soverchia frequenza, con che esse ricorrevano, sottentrarono a tener le lor veci i poetastri o prezzolati, o ambiziosi di veder girare a stampa il proprio nome in fronte alle loro canore zacchere insulse. Ecco quindi l’amabilissima e divina poesia, a decantare trovata le gloriose geste degli eroi, o l’alto potere de Numi, di nobil matrona ch'ell’è, colpa di cotestoro, sozza divenir sgualdrinella, e farsi bordello il Tempio delle sante Muse.

Bene impertanto e saggiamente adoperarono in questi ultimi tempi quegli uomini, i quali a’ soliti ammassi di rime, che Raccolte s’appellano, l’edizione sostituirono di alcuni Opuscoli o inediti, o, comechè altra volta stampati, renduti rarissimi: della qual cosa nel paese nostro ci porse un luminoso esempio, tra gli altri, il Chiariss. Ab. Morelli, ch’io nomino volentieri per cagion d’onore. E’ pare esser venuto il tempo di togliere al tutto di mezzo l’invete-