Apri il menu principale

Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/60

34

ve, la quale comandò che si scrivesse nel suo monumento, ch’ella era vissuta nonantanove anni. Vedi che vi è pur chi si gloria d’una lunga vecchiezza: or chi l’averebbe potuta comportare, se gli fusse stato per sorte concesso di giungere al centesimo? Come nella favola, così anco nella vita importa non quanto lungo tempo sia durata, ma quanto bene. Non rilieva punto in che luogo resti di vivere: lascia pur dove vorrai, purchè vi metti un buon fine. Sta sano.



LETTERA V

Longum mihi comitatum etc. Ep. LIV.



Lungamente ero stato assediato dall’indisposizione, quando di novo in un subito m’assalì. Di che sorte indisposizione, mi dirai. Ragionevolmente in vero me ne ricerchi, poichè non vi è male, ch’io non conosca per esperienza: non dimeno a uno particolarmente par ch’io sia dato in preda, e questo non so perchè me lo battezzi con nome Greco, perchè convenevolmente si può chiamar difficultà di respirare. Questo è un impeto assai breve, e simile a una procella, e dura intorno a un’ora; perciocchè chi è che lungamente stenti in mandar fuora il fiato? Io ho bonamente provato tutti gl’incomodi, e tutti gli pericoli che può aver un corpo umano; ma nessuno mi par che sia più fastidioso di questo. E come