Apri il menu principale

Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/59


33

queste son quelle cose, dalle quali tanto mal volentieri ti spicchi. Perciocchè che altro ti puoi doler di lasciare? Gli amici forse, e la patria? Dunque tien tanto conto di questi, che t’adduchi a cenar più tardi che non devi, e che per esser con essi estinguessi anco, se tu potessi, il sole? Perchè che cosa hai mai fatto, che sia degna di luce? Confessa pur, confessa, che il voler esser così tardo a morire non vien dal desiderio, che abbi nè della corte, nè del foro, nè delle cose della natura; ma solo perchè mal volentier lasci il macello, nel quale non hai lasciato cosa alcuna. E se temi la morte, come la disprezzi nel mezzo della recreazione? Vuoi vivere, perchè sai vivere, e temi di morire. E che? Forse che questa vita non è morte? Cesare, passando per la via Latina, essendo pregato da uno della squadra della guardia, che avea per vecchiezza la barba bianca fin al petto, che gli desse la morte; che, disse, ora credi tu di vivere? Questo si deve rispondere a costoro, ai quali vien in ajuto la morte: Temi di morire? perchè credi tu ora di vivere? Ma io (mi dirà) voglio vivere, perchè faccio molte cose onestamente; e perchè malvolentieri abbandono questi debiti della vita, che faccio fedelmente, e con industria. E che? Dunque non sai tu, che uno degli debiti della vita è anco il morire? Tu non lasci officio alcuno, perchè non si prescrive mai certo numero, che si debbia compire. Non è vita che non sia lunga. Perchè se averai considerazione alla natura delle cose, la vita anco di Nestore, e di Statilia è bre-