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Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/53


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sima cosa il morire a chi lo deve far per forza. Sta sano.



LETTERA IV

Subito hodie nobis Alexandrinæ naves etc. Ep. LXXVII.



Oggi in un subito sono comparse da noi le navi Alessandrine, le quali si sogliono mandar innanzi a far intendere la venuta del restante dell’armata, e però le dimandano corsiere. Queste sono volentier vedute da quei di Terra di Lavoro: e la gente di Pozzuolo tutta corre all’alto per vederle, e dalla sorte di vele conosce le Alessandrine, ancorchè fussero tra mille navi. Perciocchè a queste sole è permesso di spiegar la vela della gabbia, che per l’ordinario hanno tutte le navi: non essendovi cosa che ajuti più il corso, che la più alta parte della vela, dalla quale la nave è sopra tutto spinta. E però vedemo che quando cresce il vento, e vien maggior che non bisogna, s’abbassa l’antenna, perchè al basso ha manco forza il vento. E poichè cominciano ad entrar nell’Isola Caprea, et a toccar il promontorio, donde

Da l’alta sommità Pallade mira,


i capi dell’armata comandano che tutte l’altre portino solo le vele maestre, e però quelle della gabbia son manifesti indizj dell’Alessandrine. In questo comun discorso di tutti che corrono al lito, ho preso gran piacere