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Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/50

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gere a lor piacere instrumenti per darsi la morte, si sono attaccati a quel ch’è lor venuto innanzi; e delle cose, che per lor natura non erano nocive, per forza ne fecero armi per lor medesimi. Pochi giorni sono nel giuoco di quei, che son condannati a combatter con le bestie, un Germano mettendosi in ordine per lo spettacolo della mattina, si discostò per deponere il soverchio peso del corpo, non concedendoglisi altro luogo segreto senza la guardia. Ivi quel legno, che con una sponga attaccata è posto per nettar le parti oscene, tutto si cacciò nella gola, per la quale serrata mandò fuor lo spirito. Questo fu un far ingiuria alla morte: così poco dilicatamente, e poco convenevolmente morì. Che cosa più scioccamente si può fare, che morir fastidiosamente? O uomo veramente forte, e degno che gli fusse stato concesso d’eleggersi la morte! Con che fortezza d’animo egli si sarebbe servito del ferro; quanto animosamente egli si sarebbe gittato nella profondità del mare, o nell’altezza d’una fenduta rupe! D’ogn’intorno abbandonato ritrovò la via, e l’arme di darsi la morte: perchè sappi che al morir non è altro che ne retardi che il volere1. Faccisi pur

  1. Un Filosofo Cristiano non ragionerebbe con questi principj; e la Morale di Cristo, che non è quella di Seneca, vieta sotto pena degli eterni gastighi il suicidio, per qualunque cagione esso venga commesso. Qui vuolsi dunque riflettere che parla un Etnico, al quale non toccò la bella sorte d’essere illuminato dalla luce della Religion Rivelata, e che empj sono e al tutto anti-Cristiani cotali sentimenti, i quali non che sieno da attendersi, metton ribrezzo ne’ leggitori dalla ragione, e dalla Religione guidati. Nota dell’Editore.