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Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/43


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cose future, nè riservarsi per quando verrà il tormento; et andar a cercarsi le miserie, e moverle, essendo meglio di differirle almeno, non potendosi fuggire? Vuoi tu sapere il perchè nessuno debbe prendersi pena dell’avvenire? Suppongasi ch’abbia uno sentito a dirsi che dopo cinquant’anni egli andrà soggetto a’ supplizj: questi non turberassi, se non avrà passato la metà almeno di questo spazio, e non vorrà spontaneamente gittarsi in quell’amarezza, che non è per provare che mezzo secolo dopo. Per la stessa ragione addiviene, che certi spiriti, che di buona voglia si tormentano, e van ricercando motivi d’addolorarsi, rimangano contristati da cose già vecchie e passate in obblio. Quanto passò, quanto sarà per avvenire attualmente non ci molesta, nè sentiamo o questo, o quello: ora non si genera in noi dolore, se non da ciò, che ci cagiona una sensazione presente. Sta sano.



LETTERA III

Post longum intervallum etc. Ep. LXX.



Dopo tanto tempo ho riveduto i tuoi luoghi Pompei; e nel rivedergli m’è tornato avanti gli occhi la mia giovanezza, e mi parea che mi fusse ancor lecito di fare tutto quel, che ivi nella gioventù facevo, e che pur jeri l’avessi fatto. Già noi avemo navigato questo mar