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Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/28

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stanchezza, o se vuoi anco chiamarla poltroneria. Il gloriarsi dell’ozio, è una pigra ambizione. Certi animali per non esser ritrovati, guastano le lor pedate intorno alla tana. Il medesimo tu devi fare: perchè facendo altrimente, non mancheranno chi ti perseguitino. Molti passano via le cose aperte, e cercano, e mirano per le fessure le serrate et ascose. Le segnate spingono il ladro. Ciò che apparisce par vile: un rompitor di case lascia indietro quelle che sono aperte. Questo è comun costume del popolo, e d’ignoranti che desiderino di penetrar nelle cose secrete. È dunque ben fatto di non far mostra temerariamente del suo ozio; et il modo di vantarsene è lo star troppo ritirato, et allontanarsi dal cospetto degli uomini. Quel tale s’è ascoso in Tarento; quell’altro s’è rinchiuso in Napoli: e quello già molt’anni sono non ha passato la porta della sua casa. Chiunque fa che l’ozio suo dia occasion di parlare con simili favole, non fa altro che raunar la turba. Ritirandoti tu, non hai da aver cura che gli uomini parlino di te; ma sì ben di ragionar con te stesso. E di che devi tu ragionare? Quel che gli uomini volentier fanno degli altri, fa tu di te stesso, e questo è giudicar teco medesimo mal di te. Assuefatti a dire, et a sentir il vero; e rivolgi, e pensa sopra tutto a quello che conoscerai che sia più debole in te. Ciascheduno conosce i vizj e i difetti del suo corpo: e di qui viene che vedemo che molti col vomito alleggeriscono il loro stomaco, altri lo sostentano col cibarlo spesso, et altri col digiuno vo-