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Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/23


xxi

se di buon grado, quando gli significai che avevo in animo di renderlo di pubblica ragion colle stampe, ove potuto io avessi uscire del pecoreccio, trascrivendolo diligentissimamente di mio pugno, giacchè tanti erano i pentimenti, gli sgorbj, le varianti lezioni, oltre a qualche laguna, che pareva impossibile ch’io avessi a venire a capo del mio divisamento. Colla pazienza, virtù necessaria in checchè facciasi, con un po’ di criterio, e col giovarmi continuo del testo originale latino per l’intelligenza perfetta della versione (dovuto avendo alle volte pescarne il senso a gran fatica tra pel carattere del Commendatore, che non è a dir vero molto felice, tra per le frequenti cancellature, e sostituzion di parole, e più perchè i fogli scritti erano ad otta ad otta per salto, e portavano in se impresse le note delle ingiurie sofferte dal tempo) condussi ad effetto sì malagevole intrapresa. Quello, di che posso assicurare il Pubblico, si è che religiosamente io sonomi attenuto al Mss. del mio Autore, nè hollo alterato d’un jota, neppur quando m’avvenni a qualche voce, che non leggesi registrata nel gran Dizionario, e che arei facilmente potuto mutare, e for-