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Pagina:Seneca - Lettere, 1802.djvu/14

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al certo in bellezza e in nobiltà a veruna delle viventi. Hansi quindi marcio torto coloro tra’ nostri, i quali s’avvisano di trovar nelle straniere, che più comunemente conosconsi alla giornata, certi impareggiabili pregi, e certe squisitezze, e certo lenocinio, di cui esser contendono scevera quasi affatto l’italiana favella. Ciò procede per avventura dalla niuna, o scarsa cognizione che si ha di quest’ultima, la quale dovrebbesi per noi possedere in tutta la sua estensione, siccome quella, che, per esser la nostra, obbligati siam di sapere perfettamente, attenendosi nell’impararla alle regole, e agli esempli che ne lasciarono i più forbiti Scrittori antichi e moderni, giacchè de’ moderni molti ve n’ha che la maneggiano con avvedimento, e dettano in essa col gusto finissimo del buon secolo. Piena zeppa di native grazie, di terse frasi, e di purgati e scelti modi di dire vivaci immaginosi, che coloriscono ogni scrittura, e danle anima ed evidenza, è del par fluida, quasi fonte di perenne vena, e di leggieri si accomoda ad esprimere checchessia con dilettosa eleganza, sol che colui, che a scriverla imprende, non sia tanto ospite nel vastissimo di lei re-