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418 procedimenti - parte prima.

capace di essiccarsi sopra i carboni accesi in modo uniforme, senza produrre gli innumerevoli difetti che avrebbero luogo sullo strato se esso non avesse per base il collodio. Egli pare che dopo di essere stato lavato con acqua, lo strato di collodio sensibilizzato contenga ancora una sufficiente quantità di nitrato e di alcool da poter coagulare l’albumina che si insinua tra le sue fibre, per cui questa diventa di una solidità tale, che durante il suo essiccamento non viene alterata dalle minute particelle che possono cadere sopra di essa. Questa proprietà dell’albumina di solidificarsi uniformemente sopra il collodio è quella che rende il procedimento del collodio albuminato superiore ad ogni altro procedimento per operare a secco.

La lastra collodio-albuminata, quando è perfettamente secca, si sensibilizza nuovamente, ma ora con aceto-nitrato d’argento, e questo può benissimo essere composto, come dissimo presso l’albumina, di

100

parti di acqua

16

»

acido acetico cristallizzabile

8

»

nitrato d’argento.

La lastra si lascia nell’aceto-nitrato per circa 30 secondi, si lava nell’acqua, si fa seccare, e si conserva in un silo riparato dalla luce sino al momento di esporla nella camera oscura. Dopo due o tre mesi la lastra è ancor servibile. Il tempo dell’esposizione sarà più breve, che non coll’albumina.

Per svelare l’immagine prodotta dalla luce sul collodio albuminato, e per fissarla, si opera, come dissimo presso l’albumina, cioè:

Si tratta lo strato impressionato dalla luce nella camera oscura, alternativamente con una soluzione concentrata di acido gallico, e con una soluzione al 4 per 100 di nitrato d’argento preparata a bella posta, non ottenuta dilungando il bagno che avesse servito a sensibilizzare il collodio, e si fissa coll’iposolfito al 15 per 100.

In questo modo si otterrà delle negative bellissime, e, quel che più giova, con una costanza così grande, che su 10 prove fatte, almeno 9 sono riuscite bene, anche quando l’operatore sia di comune vaglia.