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12 introduzione.


Fotografia su vetro.

Per andare con migliore successo incontro a questa difficoltà inerente alla struttura della carta, il signor Niepce de Saint Victor, nipote dell’inventore della fotografia, scelse altra via. Egli nel 1848 ebbe la felice idea di sostituire il vetro alla carta nella produzione delle prove negative, e creò così, come si dice, la fotografia su vetro, denominazione impropria, perchè in questo metodo il vetro non è destinato ad altra funzione che a quella di offerire la sua superficie piana, la sua solidità e trasparenza. Le reazioni chimiche si effettuano in seno di uno strato di albumina, o di altra sostanza glutinosa, con cui si copre il vetro dall’uno dei suoi lati. Questo strato è quello che fa le veci della carta fotogenica per le prove negative.

La fotografia su vetro non è dunque che una modificazione della fotografia su carta per produrre le negative, ma col suo mezzo si viene ad ottenere disegni con una nitidezza ammirabile, e di una rigidità e precisione di linee infinitamente maggiore di ciò che si possa produrre colla carta, e paragonabili coi prodotti che si ottengono su lamina.

A. Procedimento coll’albumina. — Le manipolazioni che occorrono sono semplicissime. Si fa sciogliere nell’albumina, o bianco d’uovo, una piccola quantità di ioduro di potassio, si batte in neve, e, quando questa si è liquefatta col riposo, si stende sul vetro, e si fa seccare. Ora si procede in modo analogo e colle stesse materie indicate da Talbot per sensibilizzare, sviluppare il disegno, e fissarlo (V. nota 6).

Una importante qualità dell’albumina, stesa sul vetro e sensibilizzata, è quella che essa ha di potersi conservare sensibile per mesi intieri, sia prima, sia dopo dell’esposizione nella camera oscura, mentre la carta sensibile non si può conservare lungo tempo senza che si alteri. Questa proprietà