Pagina:Scientia - Vol. X.djvu/89


l’opera di j. h. van ’t hoff 81


È pertanto psicologicamente comprensibile come van ’t Hoff abbia concepito una certa avversione per quella teoria, avversione che non lo abbandonò mai; egli ne ciarlava mal volentieri e non la usò mai nelle sue trattazioni. Solo nel 1902 si indusse a fare alla società chimica di Berlino un discorso riassuntivo su questo argomento, in cui accanto ad una esposizione chiara e obbiettiva della teoria e delle sue applicazioni, si trovano queste frasi che ci danno il suo pensiero, o meglio il suo sentimento: «È un peccato che a poco a poco, per importante che sia la regola delle fasi, si sia andata formando una certa esagerazione nel valutarne la portata. Molto viene attribuito ad essa che non si deve alla sua applicazione. La grande importanza della regola delle fasi non sta già nel valore che essa possa avere come guida nella ricerca, ma assai più nel valore pedagogico, nella trattazione e nella classificazione dei fenomeni di equilibrio.»

Ora ciò non mi sembra del tutto esatto e debbo dire che questo è il solo punto in cui mi paia che van ’t Hoff non sia giusto, ma che ceda inconsciamente ad una debolezza. Che a proposito della teoria di Gibbs si sia da qualcuno esagerato, che si possa anche nei labirinti più complicati degli equilibri eterogenei trovare la propria via, anche senza la regola delle fasi, che tutti i singoli casi anche intricati possono esser risolti anche senza enunciare il nudo schema è innegabile e van ’t Hoff lo aveva dimostrato praticamente; ma che sia utile di avere i singoli tipi e le regole relative raccolti in un corpo, senza bisogno di ritrovarle ogni volta, che lo schema possa giovare non solo per la classificazione, ma anche come comodo filo orientatore nella ricerca, sopratutto a chi non sia van ’t Hoff, è pure indiscutibile.

Della teoria atomica e molecolare fu il van ’t Hoff, fedele e convinto seguace, nè altro poteva aspettarsi dal fondatore della stereochimica. Amico e compagno d’armi di Guglielmo Ostwald nelle lotte per le moderne teorie chimico-fisiche, non lo seguì quando quegli volle lanciarsi in nome della energetica contro l’atomistica, non solo mettendo in dubbio l’esistenza reale degli atomi e delle molecole, ma negando persino la possibilità di poterla mai dimostrare e contestando financo la utilità dell’uso della teoria atomica come modello di lavoro. Allorchè più infuriava la campagna ostwaldiana,