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l'opera di j. h. van ’t hoff 67

l’idea come di una facoltà di accomodazione della materia alle azioni esteriori.

Il van ’t Hoff, come fu già detto, lo enunciò solo per le variazioni termiche, e perciò ora qualche autore vorrebbe abbassare troppo il suo merito, ciò che appare del tutto ingiusto, poichè oltre al fatto della indiscutibile priorità, non si deve dimenticare che il caso da lui trattato è di gran lunga il più importante per la chimica; esso veniva poi a troncare una questione che da gran tempo occupava i chimici, poichè quello del senso in cui procede una reazione è, come si intende un problema di importanza fondamentale.

Come è ben noto, Thomsen aveva parecchi anni prima enunciata una regola a cui Berthelot aveva più tardi voluto conferire dignità di legge naturale: il cosidetto principio del massimo lavoro, secondo il quale dovebbero avvenire spontaneamente e senza intervento di energie estranee, quelle reazioni, fra le varie possibili, che hanno luogo col maggiore sviluppo di calore. Ora questa regola, mentre si verifica praticamente per la maggior parte delle reazioni ordinarie della chimica comune, è posta in difetto da varî casi ben studiati di reazioni chimiche propriamente dette, e poi da intiere serie di processi, come quelli reversibili. Mentre Thomsen riconosceva il carattere empirico della sua regola, Berthelot cercava invece di salvare il suo principio con una serie di cavilli, basati sull’equivoco dato dall’uso di espressioni vaghe, come «avvenire spontaneamente» e «senza intervento di energie estranee». Ma invano; come osserva spietatamente il Duhem, per salvarsi esso deve porre fra le energie estranee anche il calore assorbito nei processi endotermici ed equivalere allora a questo enunciato: «ogni processo che non assorbe calore, ne sviluppa». Ossia per restar vero, esso deve «svanire in una ridicola tautologia».

Ora il principio di van ’t Hoff ci dà la chiave di queste contraddizioni: poichè un abbassamento di temperatura favorisce i processi che avvengono con svolgimento di calore, alle basse temperature debbono avvenire di preferenza le reazioni esotermiche. E siccome le condizioni ordinarie di temperatura del nostro ambiente e delle comuni operazioni chimiche rappresentano zone assai basse nella scala complessiva delle temperature possibili, è naturale che in esse si verifichi in prima approssimazione la regola di Thomsen. Il principio