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l'opera di giovanni schiaparelli 295

prima conferenza generale geodetica per la misura dei gradi nell’Europa media; pubblicare alcuni suoi studi dotti e geniali intorno alle opinioni e ricerche degli antichi sulle distanze e sulle grandezze dei corpi celesti nonchè intorno alle idee loro sulla estensione dell’universo visibile; prendere in Torino parte alla prima riunione della Commissione geodetica italiana, della quale fu uno dei fondatori e in seguito membro autorevolissimo, decoro e lustro; stampare due Note preziose sulla compensazione delle reti trigonometriche di grande estensione, e una Memoria ricca di idee originali sul modo di ricavare la vera espressione delle leggi della natura dalle curve empiriche; scrivere sul corso e sull’origine probabile delle stelle meteoriche al padre Secchi cinque lettere celebri divenute storiche, nelle quali per la prima volta si dimostra che un’intima e innegabile relazione esiste fra le stelle cadenti e le comete, che quelle sono il risultato della disgregazione e dissoluzione di queste; stampare una sua ricerca sull’influsso che la presenza e i movimenti dell’atmosfera terrestre possono avere sul fenomeno delle stelle cadenti.

Quale vita di scienziato offre un periodo altrettanto ricco di lavoro intellettuale, di pubblicazioni, di successi? In meno di sette anni il giovane studioso, reduce da Pulkova, già aveva preso posto fra i più benemeriti e dotti scienziati di Italia; egli era poco più che trentenne, e le sue speculazioni magistrali sulle stelle cadenti, premiate dalla Società italiana detta dei XL e dall’Accademia delle scienze dell’Istituto di Francia, ponevano lui fra gli astronomi più notevoli del tempo.

Non inorgoglì, non riposò sui colti allori lo Schiaparelli. Continuò anzi intorno alle cadenti le meditazioni sue; dettò sulla velocità delle meteore cosmiche nel loro movimento attraverso l’atmosfera terrestre, sulla forma delle radiazioni meteoriche, sulle relazioni fra le comete le stelle cadenti e i meteoriti Note preziose; riassunse gli studi suoi nel libro «Entwurf einer astronomischen Theorie der Sternschuuppen» che egli vergò in italiano e, nel 1871, stampò, tradotto da G. von Boguslawski, in lingua tedesca, Nè mai in seguito perdè di vista e le meteore, e le comete, e le correnti meteoriche. Stampò cataloghi diversi di stelle cadenti e delle radiazioni loro, scrisse sulla grande pioggia meteorica del 27 novembre 1872, sulle grandi pioggie meteoriche in generale e sulla loro relazione con le comete. Osservò quante comete e grandi