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NELLA VALSASSINA 115

Pochi anni sono Tommaso Arrigoni d’Introbio, stato scavatore di miniere nel Piemonte, ricercando i monti patrii rinvenne traccie di minerale di piombo sull’ardua cima di Valbona tra il Pizzo dei Tre Signori e la vetta Cam. Morto lui poco appresso, il di lui figlio Pietro, continuatore del mestiere paterno, ne portò saggio al conte Kantarowic che dirigeva i lavori della miniera di piombo dell’Agogna. Il conte Kantarowic, nell’ottobre del 1861 visitato il luogo, si convinse esservi miniera di piombo argentifero ricca ed utile a cavare. Ed esaminati altri luoghi e veduti saggi ed udite relazioni di lavori e di miniere abbandonati, e sussidiato dal buon volere, dall’autorità, dal senno del cav. Arrigoni sindaco d’Introbio, e dal concorso vivace de’ valligiani che intravidero aprimento di sorgente nuova di lavoro a trarli dalla miseria in cui aveanli gettati il languore delle industrie del ferro e della seta, estese le ricerche e venne acquistando molte miniere di piombo ed anche di rame, di cinabro, di antimonio in quella valle.

Il conte Kantarowic ed il visconte di Sequeville con que’ fatti gettarono le basi d’una società per lo scavo delle miniere di piombo, di rame e d’argento nella Valsassina, società che abbozzata a Bergamo nel gennaio del 1862 presso il signor Giacomo Zuppinger ed il signor Giacomo Streiff, fu condotta a compimento indi a sei mesi, mediante statuto 15 maggio 1862. Per esso il signor Streiff costituì società in accomandita denominata La Virginia, con capitale di lire cento cinquanta mila in seicento azioni da lire 250, delle quali solo duecento da alienare, sendo le altre proprietà de’ fondatori per le miniere contribuite. Quella società, donde è gerente lo Streiff, è diretta da consiglio di sorveglianza di cui è presidente lo Zuppinger. Essa deliberò acquistare tutte le miniere di quella valle, e già nel novembre del 1862 ne era venuta in possesso di quaranta, e da più mesi avea costrutta via carreggiabile di otto chilometri da Introbio a Valbona, e casa comoda su quell’ardua vetta pei bisogni de’ minatori, ed andava collocando ad Introbio machine inglesi per lavare e triturare il minerale che intende spedire sui mercati di Swansea, come si vende quello della Sardegna a Genova ed a Marsiglia. A queste machine quel minerale che non è prossimo e sulle vie comode, ma nelle alture sovrastanti, sarà tradotto rotto ed economicamente in slitte raccomandate a corde già collocate.

A Valbona la miniera di piombo argentifero si presenta come filone potente; altrove appariscono grandi e ricchi ammassi superficiali. I saggi delle principali miniere di piombo vennero esaminati specialmente dal professore Enrico Langsdorf di Glarona, e dalla scuola d’applicazione degli ingegneri di Torino, ed i risultali ne furono concordi con lievi divergenze.

Il signor Valerio Careda della scuola di Torino trovò ne’ saggi di Cortabbio galena argentifera con blenda e traccie di pirite ramosa con ganga silicea, e che in tonellata di galena si rinvengono 587 chilogrammi di piombo, 153 grammi d’argento; ed in quelli di Ballabio Superiore galena argentifera con blenda e traccie di solfuro d’antimonio in ganga silicea, e che la tonellata di galena copre 492 chilogrammi di piombo, 230 grammi d’argento.