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alterchi ed avventure d’osteria 119

gissi di camera. Mal soffrendo Eumolpione siffatta ingiuria, diè mano ad un candelliere di legno e tenne dietro al fuggitivo, vendicando la sua fronte con moltissimi sgrugni. Eccoti accorrere tutta la famiglia, e una quantità di crapuloni imbriachi. Io poi valendomi della opportunità di vendicarmi chiusi fuora Eumolpione, e resa la pariglia a quel brutale, e rimasto senza emoli, della camera e della notte mi approfittai.

I cuochi frattanto e gli altri valletti gli si mettono intorno, chi cercando infilzargli gli occhi collo spiedo su cui era l’arrosto che abbrustoliva, e chi presa una forchetta dalla credenza si mise in positura di battersi con lui, e soprattutto una vecchia cisposa, che avea un grembiale sucidissimo, con due scarpe di legno disuguali, menò per la catena un cane sterminato, e lo istigò contro Eumolpione, ma egli col candelliere da ogni pericolo si liberò.

Noi vidimo tutto per un buco, che poco prima erasi fatto nell’uscio per la rottura di un occhiello, ed io benediceva colui che batteva. Ma Gitone non tralasciando di essere compassionevole proponea che si riaprisse, e si desse soccorso a quel povero diavolo: io però, cui non anco era passata la stizza, non potei tenermi e gli sonai un buon buffetto sul capo, tanto che egli buttossi piangendo sul letto. Intanto or uno or l’altr’occhio io avvicinava al forame, e applaudiva in mio cuore ai malanni d’Eumolpione, e a guisa di un buon boccone me ne pascea. In questa Bargate ispettor del quartiere100 partitosi da cena si fe’ portare in lettiga, perchè avea la podagra, in mezzo ai litiganti; e com’ebbe un pezzo con rauca e rabbiosa voce sgridato contro gli ubriachi ed i bianti, vedendo Eumolpione, gli disse: oh sei tu fior de’ poeti? E questa canaglia non va via subito, e non finisce i litigi? E avvicinandosi a lui dissegli sotto voce: Mia moglie mi fa inquietare; perciò se mi vuoi bene, fa de’ versi contro essa, onde abbia ad arrossirsi.