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Come a Tullio pretor, che per la via
Di Tivoli sen va con cinque servi,
Che portan la borraccia e la pignatta.
155Or più contento e lieto assai di questo
Gran Senatore e di mill’altri io vivo.
Cammino solo dove più mi piace,
Domando quanto val l’indivia e il farro.
Spesso ver sera vo girando il foro
160E l’ingannevol circo, udir mi piace
Gli astrologhi, poi torno a casa e mangio
Un buon piatto di porri e ceci e gnocchi.
Tre servidor m’apprestano la cena.
A me vicine ho sovra un bianco marmo
165Due bottiglie e una giara. Evvi una tazza,
Una brocca e un bacin, lavor campano.
Poi vommene a dormir senza fastidio
D’avermi a levar su di buon mattino,
E gir là dove Marsia in pietra scolto
170Soffrir non può del minor Novio il ceffo.
A quattr’ore di sol m’alzo da letto,
Poi vado a passeggiare, o leggo o scrivo
Ciò che a me giova ruminar tacendo,
M’ungo d’olio le membra, e non di quello
175Che il sozzo Natta alle lucerne invola.