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418 lettere di fra paolo sarpi.

d’Italia è come appoggiata sulla vostra.1 Molto sarebbe a dire, e d’importanza, se m’avanzasse tempo, intorno ai nostri affari; ma il corriere mette d’intervallo tra l’arrivo e la partenza un giorno solo. Sono perciò sforzato a soprassedere.

Ebbi la narrativa dei fatti seguiti in cotesto Senato dopo il decreto dei 28 marzo 1616; e la quale avidissimamente scorrerò, come avrò finito di scrivere la presente. Frattanto, perch’Ella sappia che anche qui succedono inaspettate novità, le mando il consiglio d’un prelato, ch’io avevo per dotto e pio; ma sospenderò il giudizio sul conto suo, finchè non mi apparirà chiaro a che tende, e se i tentativi, in cui dice essersi messo, sono buoni o malvagi.2 A Roma condannarono subito quel c’ha scritto ed è per iscrivere, quel che ha stampato od è per istampare, con la solita clausola di eretico, erroneo, scandaloso e respettivamente offensivo delle pie orecchie. Ed egli ha pubblicato questa sua dichiarazione in forma di Manifesto, come diciamo noi; e la fece stampare a Heidelberg. Che gli avvenisse dipoi, non sappiamo.

Faccio fine alla presente, strettovi dalle angustie del tempo; e non senza pregar Dio che, per pubblica utilità, Lei mantenga lungamente in vita.

Venezia, 24 novembre 1616.




  1. Cioè, nel fatto della indipendenza religiosa, ossia dal potere ultra-politico di Roma; senza la quale, la indipendenza politica è affatto impossibile.
  2. Queste parole sono senza dubbio allusive all’arcivescovo di Spalato, Marcantonio De Dominis (di cui vedi la Lettera seguente); ed è notabile questa titubanza del Sarpi nel giudicare, in sulle prime, le intenzioni di un sì autorevole promotore della riforma, ma non del pari costante nel perseverare nella medesima.