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lettere di fra paolo sarpi. 311

sia concluso col Palatino, vado credendo che il duca di Savoia, vedendo levato l’equilibrio di Francia e di Spagna e ambidue poste in una sola bilancia, pensi di assicurare le cose sue accostandosi a chi lo può difendere. Se il re d’Inghilterra non fosse dottore, si potrebbe sperare qualche bene; e sarebbe un gran principio, perchè Spagna non si può vincere, se non levato il pretesto di religione; nè questo si leverà, se non introducendo Riformati in Italia;1 e se il re sapesse fare, sarebbe facile e in Torino e qui.

La Repubblica negozia lega con Grisoni. Per questa strada si potrebbe fare qualche cosa, se dimandassero esercizi di religione in Venezia. Io sono avvisato per cosa certa, che monsieur Pascal in Grisoni ha fatto solennissimo giuramento in pubblico, che non ci è nessuna conclusione di matrimonio tra Francia e Spagna. Questo non so come si salverà, nè se li Gesuiti avranno equivocazione per trovarvi ripiego.

Non sarò più lungo in questo giorno per difetto e di materia e di tempo. Le dirò solamente, che il signor Barbarigo è ritornato, e si risolve di non voler Spagna; onde li toccherà Francia, ma sarà l’anno venturo. Abbiamo fatto più volte discorsi di lei, ed ultimamente gli ho letto la sua e fatto le salutazioni; di che egli ne rende grazie e la risaluta con gli amici.

Di Venezia, li 22 maggio 1612.




  1. Lasciam ad altri la cura di assegnare il lor giusto valore a queste, pur troppo, esplicite parole. Le quali, tuttavolta non suonano, al senso nostro, che il Sarpi volesse in realtà protestantizzare nè Venezia nè l’Italia.